ANTONIO BRIOSCHI,

Il GENIO SENZA VOLTO Associazione Culturale Atalanta Fugiens
Alla fine degli anni ’20 del XVIII secolo a Milano si compivano i primi esperimenti
di scrittura di Sinfonia classica; si sperimentavano nuove forme e nuovi stili con
notevole anticipo sulle altre corti europee. Il classicismo ebbe molta fortuna nel corso
degli anni ’30 e ’40 e, proprio a causa di questo successo, le partiture milanesi
vennero acquistate da varie corti d’Europa (in particolare dalla corte di Stoccolma,
dove regnava Federico I, grande appassionato di musica strumentale).
Nel 1733, Antonio Brioschi, forse il più geniale dei compositori di quegli anni, era a Casale Monferrato dove, in occasione dell’inaugurazione della sinagoga, si eseguiva
una cantata ebraica preceduta dalla sua sinfonia in sol maggiore (presente nel
programma che presentiamo). Questo è l’unico fatto che attesta l’esistenza di
Brioschi come personaggio storico. Non si conosce la data di nascita né quella di
morte, non si sa dove abbia vissuto e non esistono raffigurazioni né quadri che lo rappresentino. Eppure la sua musica è assolutamente originale e meravigliosa, e le influenze su Mozart sono evidenti, in particolare nei tre divertimenti per archi.
Sappiamo inoltre che i suoi manoscritti viaggiarono in tutta Europa. Attualmente si trovano a Stoccolma, Praga, Darmstadt e Parigi, oltre che, naturalmente a Casale Monferrato. La presenza delle partiture su un territorio così vasto denota una straordinaria diffusione della sua musica. Per quale motivo un personaggio di tale rilievo non abbia lasciato traccia di sé rimane tuttora un mistero.
La migrazione di manoscritti proseguì, anche se con motivi diversi, per tutto il
settecento, tanto che ancora oggi una fetta considerevole di sinfonie di Brioschi
giace in archivi svedesi, tedeschi, francesi, cechi e russi (Le partiture rimaste in
Italia, tra l’altro, sono in gran parte disperse in piccole biblioteche o in archivi di
chiese e conventi).
Con l’arrivo dei francesi a fine secolo, che indussero un radicale cambio di
panorama culturale, la grande stagione del pre-classicismo italiano fu quasi
totalmente dimenticata per oltre due secoli, e solo oggi assistiamo ai primi timidi
tentativi, da parte di orchestre e gruppi cameristici, di ricostituire un repertorio
sinfonico italiano. Purtroppo però tale slancio verso la rinascita di un repertorio
classico italiano è frenato dalla difficoltà di reperire le fonti che, come dicevo, sono sparse nelle biblioteche di tutta Europa, e così oggi in molti dei luoghi originari del preclassicismo, tra cui Casale, manca la coscienza e la memoria di un periodo che
li vide come importantissimi centri di studio e di ritrovo dei compositori che fecero grande la musica europea.